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Incontro
Uno spiraglio su: Una vita sorprendente
Camminando attraverso la psicosi, le famiglie e nuovi modelli psicoanalitici
Sabato 7 giugno ore 19.30

Nuovo Cinema Aquila - via l'Aquila, 66

Sabato 7 giugno alle ore 19.30, presso il Nuovo Cinema Aquila - via l'Aquila 66, si terrà l’incontro “Uno spiraglio su: Una vita sorprendente - Camminando attraverso la psicosi, le famiglie e nuovi modelli psicoanalitici”.
Alessandro Antonucci intervista Maria Elisa Mitre.
Partecipano: Claudia Tardugno e Andrea Narracci.


Maria Elisa Larreta Mitre, psicologa e psicoanalista. Membro ordinario con funzione Didattica della “Argentina Psychoanalytical Association” (APA) e membro del 'International Psychoanalytical Association (IPA). Ha lavorato fin da quando era studentessa a fianco del Dr Jorge Garcia Badaracco. Ha contribuito allo sviluppo della psicoanalisi multifamiliare in Argentina e nel mondo pubblicando articoli e monografie. La sua Fondazione promuove attività cliniche e di ricerca nell’ambito delle psicosi e dei trattamenti multifamiliari.
Alessandro Antonucci, psichiatra, psicoanalista, resp.le CSM Via Lablache ASL RM/A.
“Mi sono domandato spesso nel corso della mia vita cosa mi abbia spinto a fare la stessa professione dei miei genitori; perché in effetti nel mio caso andò proprio così, entrambi erano neuropsichiatri e vicini alla psicoanalisi. Penso che per ognuno la scelta della professione sia legata a varie motivazioni, più o meno consapevoli, di fatto importanti nella vita di un individuo; ma è brevemente di un imprinting che qui vi voglio raccontare, un imprinting che nel mio caso ha avuto un certo grado di influenza. Allora, da bambino, non sapevo cosa significasse essere psichiatra, avevo imparato che si trattava dei “dottori della testa”, ma di cosa esattamente si occupassero, rimaneva un mistero.  A casa avvenivano dei fatti che mi apparivano “strani”, poiché diversi dai racconti dei miei amici di scuola. Erano gli anni ’70, per dare una collocazione temporale, e a casa mia c’erano sempre tante persone che la frequentavano, soprattutto venivano a mangiare la sera. Avevo fantasticato che non potessero comprare il cibo e per questo rimanevano a mangiare, a bere e a fumare sigari fino a tardi, raccontando fatti, avvenimenti, storie di persone, che a me apparivano narrazioni affascinanti, anche se non sempre del tutto comprensibili. Avrei voluto fare 100, 1000 domande, ma una cosa mi era chiara e cioè che tutti o quasi tutti erano psichiatri o psicologi. Parlavano di “comunismo”, di diritti, di giustizia, che per me, allora, si traduceva come ciò che puoi tenere per te e ciò che è di tutti, ciò che è vero, giusto, sbagliato, in più ai tuoi bisogni; erano seri, discutevano, ma anche ridevano e scherzavano. A  volte mi svegliavo in piena notte e li trovavo ancora lì intorno al tavolo, alcuni, quelli che si addormentavano sui divani, erano li anche la mattina dopo, appena svegli, a colazione, mentre mi preparavo per andare a scuola. Furono anni molto emozionanti di cui ricordo molto vivamente le figure dei miei genitori e in particolare quella di mio padre a capotavola. Nonostante tanti discorsi quello rimaneva il suo posto e nessuno poteva occuparlo, era regola risaputa. Ancora oggi ritengo che il lungo respiro di quegli anni abbia molto contribuito a farmi prendere in considerazione la possibilità di divenire anche io psichiatra.”