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Premio Fausto Antonucci 2017

Premio di 1000 EURO "Fausto Antonucci" al miglior cortometraggio (entro i 30')

Fausto Antonucci è stato un noto psichiatra romano che dalla metà degli anni '70 sino ai primi anni '90 ha profuso un grande impegno culturale, politico e sociale nel promuovere la Psichiatria di Territorio.
Primario, Responsabile del Dipartimento di Salute Mentale della ASL RMB, Coordinatore delle Politiche Regionali per la Psichiatria, è stato Consigliere Comunale a Roma negli anni '80, e figura di riferimento nel processo di de-istituzionalizzazione del Manicomio di Santa Maria della Pietà.
Nello stesso tempo ha sviluppato un'organizzazione del funzionamento dei Servizi Psichiatrici territoriali che è stata presa ad esempio in numerosissime realtà europee.
Al suo nome sono a tutt'oggi legati concetti quali “lavoro di rete”, “la circolarità degli interventi”, “percorsi di cura integrati con le famiglie dell'utente”, “l'organizzazione e la coesione d'equipe” e non ultimo, a ricordo della sua profonda formazione di neuropsichiatra infantile e del suo legame con la psicoanalisi, “il legame tra lo psichiatra dell'età adulta e la psichiatria dell'età evolutiva”.

Mio padre, quando la sua ombra era due volte la mia
Mio padre aveva la barba folta e da quando lo conoscevo se l’era tagliata solo una volta e non lo avevo riconosciuto, amava il sigaro e lo fumava sempre, aveva gli occhi verdi, anche io, ma lui più chiari, abbiamo gli stessi piedi ma mani differenti, lui era più basso ed io più alto, aveva il viso tondo e la fronte alta, io ho più capelli, ma mossi come i suoi, con le onde, aveva la pelle chiara e al sole si scottava, anche io, io so nuotare, lui non aveva mai imparato bene, aveva le mani forti e ci teneva che una stretta di mano fosse sostanziosa, ricordo quando da ragazzo me lo insegnò, aveva pochi nei sulla pelle, ma uno io ce l’ho nello stesso posto, anche i miei figli, aveva un dente non allineato, anche io, non rompeva nulla con i denti perché non era cosa elegante, amava i supplì, una volta ad una festa a casa ne comprò cento, in una rosticceria dove io vado ancora oggi, una volta ad Olimpia fece una gara di corsa… mi sorprese, mi portava alle manifestazioni di piazza e una volta intervenne per salvare un ragazzo dal servizio d’ordine, era stato coraggioso, io mi spaventai nel guardare la scena, una volta litigammo “ di brutto”, io ero più forte…ancora mi dispiace, per uscire la sera mi dava sempre più soldi del necessario ma quando ruppi la sua macchina me la fece ripagare, amava Lucio Dalla e Edoardo Bennato, anche io, alla guida soffriva di colpi di sonno, anche io, quando guidava andava sempre in seconda..massimo in terza, aveva sempre qualche argomento di cui parlare insieme, era allegro, io forse un po’ meno, amava sciare e aveva sempre la stessa tuta nera con gli occhiali a specchio della salice e se scambiavano per un carabiniere sulle piste ..ci guardavamo e ci faceva molto ridere, aveva molti amici, alcuni molto cari lo sono ancora oggi per me, il suo più grande amico era Ruggero e a volte gesticolo come lui, mio padre era psichiatra, anche io, ma non abbiamo fatto a tempo ad essere colleghi, mi sarebbe piaciuto, amava i western, Clint ma anche la camminata di John Wayne, ma anche Totò e Carlo verdone, lo ricordo ridere di gusto e questo mi dà tanta nostalgia.
Non penso spesso a tutte queste cose assieme, non ce la farei, ma una volta l’anno si apre uno spiraglio e allora lo rivedo, bene, chiaro, in tutti questi aspetti così cari per me. Spero di continuare ad incontrarlo ancora e ancora. 

Sebbene scritti in prima persona questi ricordi sono condivisi anche con mio fratello Tommaso quando l’ombra di mio padre era tre volte la sua.


Alessandro Antonucci