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Lo Spiraglio 2015

Eventi Speciali

Disconnect

di Henry Alex Rubin

Evento in collaborazione con il Dipartimento Educazione del MAXXI - Museo delle Arti del XXI Secolo.

Una mattinata di cinema dedicata agli studenti delle scuole superiori.

Disconnect è tra i film che negli ultimi anni ha meglio affrontato il rapporto tra la comunicazione mediata dalla tecnologia e la sua invadenza nella vita quotidiana. Il concetto stesso di “connessione” è stato rivoluzionato dai Social Network che hanno introdotto nuove forme, spazi e tempi di comunicazione. Il film fonde molteplici storie di persone alla ricerca di legami umani nel mondo iperconnesso di oggi. Cosa ci spinge ad esporci completamente on-line rendendo la nostra vita accessibile a tutti? Intense, strazianti e toccanti, le vicende dei protagonisti si sfiorano soltanto nella realtà ma hanno spesso una esistenza virtuale molto attiva che causa loro dolore e frustrazione. Ma attenzione: molto di ciò che accade non è imputabile solo e soltanto ai vettori tecnologici; essi sono un medium e sono guidati da persone che arbitrariamente scelgono come utilizzarli. Oggi che il solo pensiero di una “disconnessione” dalla rete, anche solo di poche ore, provocherebbe in noi una crisi di panico, il film prova a ragionare sulla complessa fragilità dell’uomo alle prese con lo schermo. Dopo la proiezione, gli studenti discuteranno il tema con esperti del mondo cinematografico e scientifico.

Ospiti

Vito Mirizio (Resp.le UOSD Colpo d’Ala giovani adulti DSM ASL RM/A)

Federico Tonioni (Università Cattolica del Sacro Cuore)

 

Figlio di nessuno

di Vuk Ršumović

Uscita nazionale il 16 aprile 2015

Il cinema ha sempre subito il fascino del “ragazzo selvaggio”. Dalle prime trasposizioni in pellicola dei romanzi di Kipling e Burroughs fino ad incontrare l’attenzione di maestri come Truffaut o Herzog; un mistero intrigante e complesso, legato ad una psichiatria degli albori, velata da un’aura avventurosa e pionieristica. Non a caso, quando Truffaut nel 1970 racconta la storia del bambino dell’Aveyron sceglie di riservare per sé il ruolo del dottor Jean Itard che prende in cura il giovane contro il parere dei colleghi. Ed ancora più enigmatico, il Kaspar Hauser di Herzog (1974) richiama a dinamiche psichiche ancor più ancestrali, al mito della caverna di Platone, alla consapevolezza di sé. In uno dei debutti più interessanti della stagione, il regista Vuk Ršumović affresca con la sicurezza di un veterano un nuovo, articolato ragazzo selvaggio; ed anche questa volta è una storia vera la fonte d’ispirazione. In un epoca in cui sembrerebbe impossibile rimanere incontaminati dalla “civiltà” (è la primavera del 1988), fra le montagne della Bosnia, viene ritrovato un bambino cresciuto fra i lupi. Viene inviato all’orfanotrofio di Belgrado, dove è affidato alle cure di un giovane assistente sociale. Abbiamo deciso di riservare uno spazio speciale a questo film per discuterne temi, stile e intenti: “Questa è una storia sul desiderio di essere amati e di appartenere – dice l’autore – narrata dalla prospettiva di un ragazzo selvaggio che si confronta per la prima volta con la civiltà e solleva le questioni fondamentali della natura umana: cosa ci rende umani e che cosa ci trasforma in bestie?”

Jacopo Mosca

Mario Tobino: io, medico di manicomio?

Mario Tobino è stato un prolifico scrittore e un importante psichiatra. Al centro della sua produzione letteraria è soprattutto il racconto della sua attività scientifica, svolta con passione per quarantacinque anni anni presso l’ospedale psichiatrico di Maggiano, in provincia di Lucca, dove Tobino non solo ha lavorato, ma anche vissuto, condividendo con i malati ogni momento della quotidianità. Fra autobiografia e fantasia, molti romanzi di Tobino affrontano, da svariati punti di vista, l’argomento follia, come accade ne Le libere donne di Magliano, 1953; Per le antiche scale, 1972, vincitore del Premio Campiello; Gli ultimi giorni di Magliano, 1982. Da medico Mario Tobino, nato a Viareggio nel 1910 e spentosi improvvisamente ad Agrigento nel 1991, ha affrontato la malattia mentale alla ricerca di soluzioni per risolverla. Da scrittore ne ha illustrato i misteri. “La pazzia scriveva – in Per le antiche scale – è come le termiti che si sono impadronite di un trave. Questo appare intero. Vi si appoggia un piede e tutto crolla. Follia maledetta, misteriosa natura”. Nel rapporto fra arte e scienza, Tobino resta una figura fondamentale e, per questo motivo, abbiamo deciso di dedicargli un piccolo omaggio, analizzando la sua figura di scrittore con l’aiuto di un eminente studioso, Giulio Ferroni, e la sua attività scientifica, affidandoci all’analisi di due psichiatri, Michele Zappella, che fra l’altro Tobino lo ha conosciuto bene essendone il nipote, e Antonello D’Elia. L’omaggio, realizzato con il contributo e la collaborazione della Fondazione Mario Tobino, si concluderà con la proiezione del film Per le antiche scale, diretto da Mauro Bolognini nel 1975, con protagonista Marcello Mastroianni e tratto dall’omonimo romanzo.

Giuria 2015

Lidia Tarantini

Lidia Tarantini (presidente di giuria) psicanalista junghiana ed esperta nel Gioco della Sabbia, è stata didatta dell’AIPA (Associazione Italiana di Psicologia Analitica) e della IAAP (International Association for Analytical Psychology). È membro ordinario della Società Italiana di Psicologia Scientifica e socio fondatore della Associazione ETNA (Etnopsicologia Analitica) che si occupa della diagnosi e cura del disagio di pazienti stranieri e immigrati. È stata socio fondatore della rivista EIDOS (Cinema Psiche e arti visive) e Presidente della Associazione culturale ArteaCapalbio che organizza dal 2001 una Rassegna Internazionale di Lungometraggi nel mese di agosto a Capalbio (GR). Ha al suo attivo numerose pubblicazioni su riviste di settore nazionali e internazionali ed è autrice di diversi libri.

Michele Alhaique

Nato a Roma nel 1979, è un giovane attore italiano. Dopo aver frequentato la Scuola Nazionale di Cinema, Michele appare in alcuni cortometraggi. Aveva nel frattempo partecipato ad alcune pièce teatrali e a qualche spot per la televisione. Ma sarà con Grandi Domani, fiction trasmessa su Italia 1 che il suo volto inizia ad apparire nelle case degli italiani. Appare successivamente anche in Camera Café e ne La buona battaglia (2005) mentre dal 2006 interpreta Marco, tra i protagonisti di Medicina Generale, l’ER prodotto dalla RAI e girato da Renato De Maria. Appare inoltre nella fiction su Giovanni Paolo II (2005). Esordisce al cinema nel 2006 con Le rose del deserto di Mario Monicelli. Nel 2011 è tra i protagonisti di Che bella giornata di Gennaro Nunziante, di Qualche nuvola di Saverio Di Biagio e co-protagonista nel film Cavalli di Michele Rho. Dopo aver diretto due cortometraggi, Chi decide cosa (2007) e Il torneo (2008), Senza Nessuna Pietà è il suo primo lungometraggio.

Amalia Maione

Psichiatra , formazione psicoanalitica , trentennale esperienza universitaria presso la terza clinica psichiatrica dell’Università La sapienza di Roma con incarichi didattici e di assistenza ambulatoriale. In qualità di libera professionista lavora presso il proprio studio.

Pompeo Martelli

Direttore del Museo Laboratorio della Mente della ASL Roma E ideato e realizzato con Paolo Rosa e Studio Azzurro. Responsabile della UOS Centro Studi e Ricerche , UOS Tutela e Valorizzazione Complesso Monumentale S. Spirito e Biblioteca Lancisiana, UOC URP e Comunicazione della ASL Roma E. Laureato in psicologia clinica, specializzato in psicoterapia psicoanalitica e cognitiva. Visiting professor in Australia, Canada e USA. Ha lavorato presso l’Ospedale Psichiatrico Santa Maria della Pietà di Roma e il Dipartimento di Salute Mentale della ASL Roma E . Autore di libri e pubblicazioni scientifiche sulla storia della psicoanalisi, sulla psichiatria sociale, transculturale, antropologia medica. Membro del gruppo di coordinamento del Programma Carte da legare - Archivi degli ospedali psichiatrici italiani Direzione generale per gli archivi MIBACT. Membro dell’International Network on the History and Heritage of Psychiatry. Fellow dell’International Consortium for Cultural Consultation (Division of Social and Transcultural Psychiatry, McGill University).

Costanza Quatriglio

Autrice del pluripremiato L’isola, presentato alla Quinzaine des Réalisateurs al Festival di Cannes nel 2003. Racconti per l’isola, visto alla Mostra del Cinema di Venezia dello stesso anno, è un documentario sul lavoro con gli attori non professionisti durante la preparazione del film L’isola. Tra i suoi film documentari: Ècosaimale? (2000, Premio della Giuria al Festival di Torino), L’insonnia di Devi (2001), Il mondo addosso (2006, Festival di Roma), Il mio cuore umano (2009, Evento Speciale al Festival Internazionale di Locarno) e il recente Terramatta, presentato alle Giornate degli Autori alla Mostra del Cinema di Venezia 2012, designato “Film della critica” da parte del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici e vincitore del Nastro d’Argento per il miglior documentario 2013. Nel 2013, sempre alla Mostra del Cinema di Venezia ha presentato, in selezione ufficiale fuori concorso, Con il fiato sospeso, vincitore del premio Gillo Pontecorvo per il miglior film in lingua latina e segnalato ai Nastri D’Argento per la forte commistione del linguaggio tra documentario e finzione. Al Festival di Torino del 2014 il suo film documentario Triangle ha vinto il Premio Cipputi come Miglior Film sul mondo del lavoro.