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Direzione scientifica

Ho imparato da Jorge Garcia Badaracco a chiedermi sempre: a cosa serve quello che sto facendo? Lavoro in un centro di salute mentale e in un centro diurno a due passi dalla stazione Termini, abbiamo tanto da fare, gente per strada, ragazzi inafferrabili che più stanno male e più fuggono, rifugiati, e “tanta matteria”, come mi disse una volta Vittorio Gassman che avrei voluto sul set di un piccolo film sul Santa Maria della Pietà nei primi anni 90. A cosa serve il cinema, come può essere strumento per raccontare alla società la salute mentale? Produrre salute mentale non è equivalente a curare. Comprende la cura ma va oltre. Per produrre salute mentale si deve guardare lontano, non solo a chi soffre ma a chi gli sta accanto. E poi ancora oltre. E soprattutto, guardarsi. La psichiatria che guarda al paziente come al portatore unico del disturbo ha fallito. Dobbiamo dirlo. Ha prodotto cronicità, resistenza e stigma. Parole scontate, dopo decenni di 180, ma ancora drammaticamente attuali. “È assai probabile che un ‘movimento per la salute mentale’ potrà sorgere solo quando se ne potranno definire i caratteri in termini popolari...” scriveva Kenneth Soddy, psichiatra londinese nel lontano 1955. I caratteri della salute mentale italiana quali sono? Difficile definirli perché la nostra psichiatria ha scelto la strada della contrapposizione. ‘Tutti contro tutti’ come nella parodia di Rolando Ravello, che alla quarta edizione dello spiraglio è venuto a raccontare la sua storia. E i caratteri della salute mentale emersi in questi anni di festival?

1) la complessità scientifica insita nel concetto di salute mentale 

2) il ruolo degli altri, della famiglia, della società, nella genesi dei disturbi ma anche nella cura

3) che i disturbi mentali sono un dramma ma anche un tentativo di svelare drammi silenziosi anche peggiori.

Il cinema ha raccontato la follia dei sani e la salute dei folli. Ha consegnato ad un “pizzico di follia” un riconoscimento. Non nel senso jaspersiano del genio e follia, ma nella capacità di riconoscere che lo stesso ingrediente che può fare ammalare può illuminare, nella giusta dose, la nostra vita e il futuro delle nuove generazioni. È il ‘be foolish’ di steve jobs o la chiave per ‘vedere tutto a colori’ del recente ‘la la land’. La società ha il dovere di occuparsi della salute mentale, di investire sulla prevenzione, sulla cura, sulla riabilitazione, perché spendere bene oggi vorrà dire risparmiare domani. Perché quel pizzico di follia che condisce la cena di Natale in quasi ogni famiglia, non diventi un ingrediente che ci intossica tutte le cene dell’anno. Non possiamo affidare la Salute Mentale soltanto ai farmaci e alle istituzioni private. Il servizio pubblico ha il dovere di utilizzare tutte le risorse possibili per garantire la salute dei propri cittadini. Ha il dovere di curare le persone e i luoghi. E Lo Spiraglio, che pure è servizio pubblico, ha il dovere di diffondere la cultura della salute mentale a livello popolare e di riportare nei servizi i bisogni di salute dei cittadini, raccontati, sognati, immaginati da loro stessi. È solo un contenitore. Il contenuto siete voi, benvenuti!

Federico Russo