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Direzione artistica

 

Quando si organizza un festival di cinema su temi particolari e molto specifici, il rischio è quello di esaurire tutta la produzione sull’argomento in brevissimo tempo e ritrovarsi progressivamente a dover affrontare problemi di rifornimento insufficiente. Era questo ciò che più temevo, quando, nel 2013, mi è stato proposto di occuparmi della direzione artistica de Lo Spiraglio. Ebbene la mia paura si è dimostrata assolutamente infondata. Di anno in anno, il numero di film, cortometraggi e lungometraggi, documentari e fiction, che si iscrivono al nostro concorso è in costante crescita, sia dal punto di vista quantitativo, che qualitativo.

L’impressione è che il tema della salute mentale e del disagio psichico, sempre più frequentemente, sia un argomento al centro dell’interesse dei cineasti di tutto il mondo. Forse il tramonto delle certezze consolidate, lo sfarinamento delle ideologie, l’eclissi dei valori etici e morali, la crisi economica stanno provocando, anche nella sfera privata e intima, un terremoto che gli autori più attenti e sensibili avvertono il bisogno di raccontare, servendosi del linguaggio delle immagini, molto più adatto di quello verbale, per illustrare la complicata realtà dei nostri giorni. Sta di fatto che il compito di selezionare il contenuto numero di film, che, per oggettive ragioni di spazio, Lo Spiraglio può proporre al pubblico in tre giorni, diventa sempre più complicato, costringendo la nostra variegata commissione a dolorose rinunce.

In ogni caso, anche quest’anno, il cartellone, offre una panoramica quanto mai varia per generi cinematografici, dimostrando come un tema serio e importante, quale la salute mentale, si possa coniugare in vari modi, spaziando dal drammatico, come è ovvio, alla commedia, al thriller, fino al musical. Ad accomunare proposte così diverse è tuttavia un obiettivo comune: abbattere la diffidenza, il fastidio, il timore nei confronti della malattia e del malato mentale. La maggior parte dei film della settima edizione de Lo Spiraglio ribadiscono la necessità di un rapporto e di un confronto fra “sani” e “malati”, fra “normali” e “diversi”, necessario ad una reciproca comprensione, ma soprattutto a migliorare se stessi. 

Franco Montini