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Direzione artistica

Per raccontare il disagio psichico, la depressione, le fobie, le ossessioni, le paure, la malattia mentale è inevitabilmente necessario ricorrere a molte parole. Si tratta, infatti, di fenomeni complessi e sfuggenti, a volte difficili da spiegare perfino da chi ne è vittima. Invece un’immagine, capace di cogliere uno sguardo, un gesto, un comportamento, può essere più illuminante di mille parole. Una sola immagine può magicamente rivelare un problema intimo e portare alla luce zone d’ombra ignote e sconosciute. 

Lo studio e la selezione dei materiali inviati ogni anno per la partecipazione al concorso bandito da Lo Spiraglio ci hanno confermato in questa convinzione: affrontare il tema della salute mentale attraverso il linguaggio delle immagini è una strada valida, utile, quanto mai opportuna. E non lo è solo in termini di racconto, ma anche di cura: attraverso l’uso dello strumento audiovisivo, non a caso sempre più presente nelle strutture sanitarie che si occupano di disagio psichico, anche grazie alla semplicità e all’economicità del digitale che ha sostituito la più costosa pellicola, i pazienti possono esternare i propri problemi con maggiore naturalezza e sincerità, facilitando l’approdo ad una presa di coscienza, che è sempre il primo passo verso una possibile soluzione. Insomma l’uso delle immagini può diventare un autentico strumento terapeutico, sia per chi le realizza, sia per chi semplicemente le consuma come spettatore.

Inoltre il racconto per immagini aiuta anche a superare quella aprioristica diffidenza che sovente si prova nei confronti della malattia mentale, che tende ad emarginare chi ne soffre in un mondo a parte, condannandolo ad un’angosciosa solitudine. Molti film e documentari proposti in questi anni nelle diverse edizioni de Lo Spiraglio hanno infatti mostrato quanto infondati siano i timori e le paure e sottolineato con precisione la labilità dei confini fra salute e malattia, fra normalità e diversità. 

Altro merito de Lo Spiraglio è stato quello di avvicinare sempre più il mondo scientifico e quello artistico, ovvero chi opera concretamente nel settore e chi ha il compito di comunicare questa realtà. L’incontro fra i due mondi ha favorito la diffusione di un’informazione più corretta, più autentica, più veritiera su un mondo raccontato troppo spesso, soprattutto dalla stampa e dai media generalisti, per luoghi comuni poco corrispondenti al vero.

Per tutti i motivi appena elencati, la produzione di film di vario genere dedicati al tema della salute mentale -lungo e cortometraggi, documentari, animazioni, thriller, commedie- è in progressiva crescita e il compito di selezionare i titoli per il concorso, che prevede un numero di proposte inevitabilmente contingentate, sta diventando, di anno in anno, più difficile e complicato, costringendo il nostro vario ed assortito gruppo di lavoro a dolorose esclusioni, ma assicurando un tasso di qualità sempre più elevata.

 

Franco Montini